domenica 16 dicembre 2012

L'ultimo scritto di Monsignor Lefebvre...

Compartimos con nuestros lectores este texto verdaderamente “Apocalíptico” de Mons. Lefebvre. Totalmente representativo de toda su vida religiosa, pues es el último texto que escribió. Esta fechado el 4 de marzo de 1991, es decir 21 días antes de su nuerte. Agradecemos al querido Padre Basilio Méramo por este material.

Monsenhor MARCEL LEFEBVRE 

Presentación

El Padre Julio Tam, miembro de la Hermandad Sacerdotal San Pío X, de origen italiano, que recibe diariamente el “Osservatore Romano”, periódico oficial de la Curia Romana, ha creído conveniente, para la información de sus hermanos en el sacerdocio, recoger los textos más significativos de los discursos del Papa y de las autoridades romanas sobre los temas de mayor actualidad.
Esta selección de textos nos ilumina con una claridad resplandeciente acerca de la Revolución doctrinal inaugurada oficialmente en la Iglesia durante el Concilio y continuada hasta nuestros días de tal forma que no podemos dejar de pensar en el “Trono de la Iniquidad” pronosticado por León XIII o a la pérdida de la Fe por Roma profetizado por Nuestra Señora de la Salette.
La adhesión y difusión por parte de las autoridades Romanas de los errores masónicos, condenados tantas veces por sus predecesores, es un gran misterio de iniquidad que arruina, desde sus fundamentos la Fe Católica.
Esta dura y penosa realidad nos obliga, en conciencia, a organizar nosotros mismos la defensa y protección de nuestra Fe Católica. El hecho de ocupar la sede de la autoridad, no es ya, por desgracia, una garantía de la ortodoxia de la fe de aquellos que las ocupan. El mismo Papa difunde, desde entonces, sin descanso, los principios de una falsa religión, que da como resultado una apostasía general.
Ofrecemos aquí los textos, sin comentarios, del año 1990. Los lectores podrán juzgar por sí mismos y por los texots de los Papas anteriores al Concilio.
Esta lectura justifica ampliamente nuestra conducta para la conservación y restauración del Reinado de Nuestro Señor Jesucristo y de su Santa Madre, tanto en la tierra como en el Cielo.
El restaurador de la Cristiandad es el sacerdote que ofrece el verdadero sacrificio, que administra los verdaderos sacramentos, que enseña el verdadero catecismo en su misión de pastor vigilante por la salvación de las almas.
Es alrededor de estos verdaderos sacerdotes fieles donde los cristianos deben agruparse y organizar toda la vida cristiana.
Todo espíritu de animadversión hacia los sacerdotes que merecen total confianza disminuye la solidez y firmeza de la resistencia contra los destructores de la Fe.
San Juan finaliza su Apocalipsis con este llamamiento: “Veni Domine Jesu”. Ven Señor Jesús, mostraos por fin, sobre las nubes del Cielo, manifestad vuestra Omnipotencia, ¡que vuestro Reino sea universal y eterno!
Ecône, 4 de marzo de 1991
+ Marcel Lefebvre


sabato 10 novembre 2012

Monsignor lefebvre: "Sono convinto che si scoprirà poco a poco che il Vaticano II ha a che fare con una loggia massonica!"

modernista ad un concilio ecumenico...

 "Stralcio tratto dal Libro "La battaglia finale del diavolo, cap 5"

...Nello scoraggiare l'idea di un Concilio per le ragioni che abbiamo su visto, questi Cardinali si dimostrarono assai più abili, nel riconoscere i “segni dei tempi”, di tutti i teologi post Concilio Vaticano II. Potrebbero anche essere stati messi in allarme dagli scritti di quell'infame e scomunicato illuminista Canonico Roca (1830-1893) il quale invocò una rivoluzione ed una “riforma” della Chiesa, e che predisse, con un incredibile livello di precisione, la sovversione della Chiesa per mezzo di un Concilio.
       Nel libro Atanasio e la Chiesa dei nostri tempi, il Vescovo Graber riporta la predizione di Roca di una “Chiesa illuminista rinnovata”, affermando che essa sarebbe stata influenzata dal “socialismo di Gesù”.18 A metà del 19° secolo, Roca predisse che “la nuova Chiesa, che non dovrebbe mantenere niente della dottrina scolastica e dell'antica forma originale della Chiesa precedente, riceverà comunque la consacrazione e la giurisdizione canonica da parte di Roma”. Roca, abbastanza sorprendentemente, predisse la “riforma” liturgica che sarebbe avvenuta dopo il Concilio Vaticano II: “Il culto divino, nei modi specificati dalla liturgia, il suo cerimoniale, i rituali e le regole della Chiesa Romana saranno presto trasformati ad un concilio ecumenico, che restituirà ad esso la semplicità venerabile dell'era dorata degli Apostoli, in accordo con la civiltà moderna e i dettami della coscienza”.
       Roca predisse che attraverso questo concilio sarebbe giunto un “accordo perfetto tra gli ideali della civiltà moderna e l'ideale di Cristo e del Suo Vangelo. Questa sarà la consacrazione del Nuovo Ordine Sociale, ed il solenne battesimo della civiltà moderna”. In altre parole, questo concilio sarebbe stato il trionfo del piano Massonico per sovvertire la Chiesa. Roca parlò anche del futuro del Papato. Egli scrisse: “C'è un sacrificio da compiere, che rappresenta un solenne atto di espiazione… il Papato cadrà; morirà per mano del coltello consacrato che gli stessi padri dell'ultimo concilio avranno forgiato. Il Papa-cesare è una ostia [vittima] coronata per il sacrificio”. Roca predisse, così entusiasticamente, niente meno che una “nuova religione, un nuovo dogma, un nuovo rituale, un nuovo sacerdozio”. Egli definisce i nuovi sacerdoti “progressisti” e parla della “soppressione” della sottana [tonaca] e del “matrimonio dei preti”.
       Riferendosi agli scritti dell'eresiarca francese l'Abbé Melinge (che scriveva sotto lo pseudonimo di Dr. Alta), il Vescovo Graber avvertì di un programma rivoluzionario per “il rimpiazzo della fede Romana con un pontificato ‘pluri-confessionale’, capace di adattarsi ad un ecumenismo polivalente, come quello che vediamo stabilito oggi durante le concelebrazioni di preti e pastori Protestanti”. (Melinge si riferiva ad alcuni sacerdoti rinnegati; oggi, tuttavia, lo stesso Papa concelebra le funzioni religiose, tra cui i Vespri, con dei “vescovi” Protestanti.)
       Echi agghiaccianti di Roca, Melinge e dell' Alta Vendita si trovano nelle parole del dott. Rudolph Steiner (un Rosacroce), il quale nel 1910 affermava: “Abbiamo bisogno di un Concilio e di un Papa che lo proclarmi”...

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La presente conferenza di Mons. Lefebvre, del 1976, pone il problema dell'Autorità della Chiesa di fronte alle presenze massoniche esistenti in Essa. Quello che parla in questo video, in lingua francese, tradotto gentilmente da una cara amica in Italiano, è un Mons. Lefebvre molto turbato, quasi spaventato dalla notizia dell'imminente pubblicazione da parte di un giornale francese di una lista dei Massoni (lista che riportiamo in basso) presenti in Vaticano... Monsignore, intimorito dalla sola ipotesi, continua a dire "Io non so nulla, non sono sicuro, non ne so nulla..." riferendosi alle gravi conseguenze ed implicanze che tutto ciò avrebbe sull'Autorità di un Pontefice.....Questo discorso del Monsignore fa certamente parte di una delle varie fasi di riflessione che Egli ha attraversato, nel corso del tempo e dei vari avvenimenti che si sono succeduti in quegli anni. Ricordiamo che dieci anni dopo, in occasione del primo incontro multireligioso di Assisi, Lefebvre dichiarò: "Carissimi amici, la cattedra di Pietro e le posizioni autorevoli a Roma sono occupate da degli anticristi ". Nonostante questo, Egli rifuggì sempre dalla posizione del Sedevacantismo, per poi tornare seriamente a porsi il problema verso la fine della sua vita.... Non conosciamo tutto il pensiero di Monsignore su questo problema, e cosa giunse a pensare in ultima analisi, ma le sue riflessioni sono ancora fondamentali e preziose per aiutarci oggi a riflettere onestamente sull'attuale situazione che stiamo vivendo.

Cruccas Gianluca
Anna Rita Onofri
 



Un grazie vivissimo per la traduzione in Italiano, da parte di una nostra carissima amica... 
MONSEIGNEUR M. LEFEBVRE – FEBBRAIO 1976...

"(…) Sono convinto che si scoprirà poco a poco che il Vaticano II ha a che fare con una loggia massonica! Né più né meno. Lo si scoprirà, forse, di qui a breve. Verranno pubblicati dei nomi con le appartenenze massoniche, con i gradi di massoneria, con le appartenenze alle logge!..

martedì 6 novembre 2012

Messa Pontificale di Marcel Lefebvre a Saint-Nicholas du Chardonnet, 1990...

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 Português: Missa Pontifical na igreja de Saint-Nicholas du Chardonnet, celebrada por Monsenhor Lefebvre em 28 de outubro de 1990, na ocasião do décimo aniversário do Instituto Universitário São Pio X. Monsenhor Lefebvre, em plena forma quase quatro meses antes de sua morte repentina ocorrida em 25 de março de 1991, defende a doutrina de Cristo Rei. O link para este vídeo é: http://gloria.tv/?media=107902

sabato 3 novembre 2012

IMPORTANTI OMELIE DI MARCEL LEFEBVRE...

 "Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto"...

OMELIA PRONUNCIATA A TORINO...
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OMELIA PRONUNCIATA A VENEZIA...

mercoledì 24 ottobre 2012

Sermone di Mons. Lefebvre per il ritiro del Terz’Ordine il 3 settembre 1988...


«Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Miei carissimi fratelli,
l’abbé La Praz ha avuto un’eccellente idea di riunirvi oggi ad Ecône in occasione della festa di san Pio X che è la nostra festa patronale. Sfortunatamente i seminaristi sono assenti per la maggior parte e di conseguenza noi non possiamo dare a questa festa la solennità che oggi meriterebbe; ma poiché la maggior parte di voi viene a questa Messa sotto il segno del Terz’Ordine della Fraternità san Pio X, noi avremo occasione di trascorrere questa giornata sotto questo patrocinio: patrocinio del nostro santo Patrono, il santo papa Pio X.
Non sarò lungo questa mattina, dal momento che avrò occasione di rivedervi dalle 14.30 alle 15.30. Io vorrei semplicemente comunicarvi, lasciarvi come consegna, una consegna di San Pio X, che San Pio X dava ai membri dell’Azione Cattolica ma che egli intendeva anche dare a tutti coloro che in una maniera o in un’altra, vivendo nel mondo, si sforzeranno di vivere cristianamente, e di aiutare i preti e i vescovi nella loro vita apostolica e nella loro missione. Ed è, penso, il caso del Terz’Ordine. Il santo papa Pio X diceva dunque a questi congressisti che erano venuti a vederlo a Roma, in occasione di un Congresso dell’Azione Cattolica, che dava loro come consegna tre parole: Pietà, Studio, Azione. E io penso che questa consegna conviene anche ad un Terz’Ordine.

venerdì 17 agosto 2012

Monsigor Lefebvre: "Vi è una lotta condotta all’interno della Chiesa per farne sparire il passato, per fare sparire la Tradizione della Chiesa".

Conferenza stampa di
Mons. Marcel Lefebvre

in vista delle consacrazioni episcopali del 30 giugno 1988

  Ecône, 15 giugno
1988

 
Ci siamo permessi di invitarvi come già abbiamo fatto tredici anni fa, nel 1975, al momento di avvenimenti difficili fra Roma ed Ecône e che ci riguardavano. Siamo di nuovo, si potrebbe dire, ad un’estate calda.

Prima di arrivare agli avvenimenti di questi ultimi giorni e dei giorni prossimi, vorrei prima di tutto farvi una piccola esposizione, così che comprendiate meglio la situazione e nei resoconti che scriverete nei giornali possiate riportare, in quanto possibile, dei racconti obiettivi.

Occorre piazzare gli avvenimenti che accadono oggi e che accadranno domani – in particolare la consacrazione episcopale dei quattro giovani vescovi del 30 giugno – nel contesto delle nostre difficoltà con Roma, non solo dopo il 1970, dopo la fondazione di Ecône, ma dopo il Concilio.

Al Concilio, io e in certo numero di vescovi abbiamo lottano contro il modernismo e contro gli errori che stimavamo inammissibili e incompatibili con la fede cattolica. Il problema di fondo è questo. Si tratta di un’opposizione formale, profonda, radicale, contro le idee moderne e moderniste che sono passate attraverso il Concilio.

Voi mi direte: ma cos’è che vuole dire con questo?

Ebbene, vi citerò alcuni elementi di questo modernismo. Per esempio l’accettazione dei Diritti dell’Uomo del 1789.
Parlo del diritto comune nella società civile di tutte le religioni, cioè il principio della laicità dello Stato.
Parlo dell’ecumenismo o l’associazione di tutte le religioni. È Assisi, è Kyoto, sono le visite alla Sinagoga, al tempio protestante.
E nella Chiesa, parlo della collegialità, con i sinodi, con le conferenze episcopali, parlo del cambiamento della liturgia, del cambiamento della catechesi, dell’aumento della partecipazione dei laici e delle donne negli ambiti religiosi.

Voi ne avete parlato nei vostri giornali, conoscete bene queste cose, perché tutto questo è apparso in occasione dei sinodi di Roma.

 
Parlo della negazione del passato della Chiesa. Vi è una lotta condotta all’interno della Chiesa per farne sparire il passato, per fare sparire la Tradizione della Chiesa.
Parlo di questa continua persecuzione contro coloro che vogliono restare cattolici, come lo erano i papi prima del Vaticano II.

Ecco qual è la nostra posizione. Noi continuiamo ciò che i papi hanno insegnato e hanno fatto prima del Vaticano II. Noi ci opponiamo a ciò che adesso hanno fatto i papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, perché hanno compiuto una rottura con i loro predecessori. Noi preferiamo la Tradizione della Chiesa all’opera di pochi papi che si oppongono ai loro predecessori.

Tuttavia, nel corso di questi anni abbiamo voluto conservare i contatti con Roma, da dopo il 1976, quando abbiamo ricevuto la «sospensione a divinis» perché continuavamo a fare delle ordinazioni sacerdotali. Abbiamo voluto conservare i contatti con Roma sperando che la Tradizione ritrovasse un giorno i suoi diritti. Ma è stato tempo perso.

Di fronte al rifiuto di Roma di prendere in considerazione le nostre proteste e le nostre richieste di ritorno alla Tradizione e al cospetto della mia età – poiché io oggi ho 82 anni, sono nel mio 83 anno, ed è evidente che sento avvicinarsi la fine – mi serve un successore. Non posso lasciare cinque seminari sparsi nel mondo senza un vescovo che possa ordinare questi seminaristi, poiché non si possono fare dei sacerdoti senza un vescovo. E fintanto che non ci sarà un accordo con Roma, non ci sarà alcun vescovo che accetterà di fare delle ordinazioni. Dunque mi trovo in un assoluto vicolo cieco e di fronte ad una scelta: o morire e lasciare i miei seminaristi nell’abbandono, lasciare orfani i miei seminaristi, o fare dei vescovi. Non ho scelta.
Allora ho chiesto a Roma più volte: lasciatemi fare dei vescovi, permettetemi di avere dei successori. È per questo che lo scorso 29 giugno [1987] ha fatto un’allusione chiara nella mia predica qui a Ecône in occasione dell’ordinazione dei seminaristi. Dissi che avrei fatto delle consacrazioni episcopali perché Roma non vuole ascoltarmi, non vuol capire e ci abbandona. Io mi vedo obbligato a darmi dei successori. Di conseguenza il prossimo 25 ottobre consacrerò dei vescovi per la mia successione.
Grande agitazione a Roma!

Fu a partire da quella dichiarazione che Roma si è smossa, profondamente, e così ho ricevuto una lettera il 28 luglio, dopo aver incontrato il cardinale Ratzinger il 14 luglio, al quale dissi: «o Roma mi permette di fare dei vescovi o me li faccio da me». Nella sua lettera del 28 luglio il cardinale Ratzinger mi rispose: «Per quanto riguarda i vescovi bisogna attendere che la vostra Fraternità venga riconosciuta. Per il resto, possiamo forse farvi delle concessioni, sulla liturgia, sull’esistenza dei vostri seminari e poi come di regola inviarvi un visitatore».

In effetti, io avevo chiesto una visita perché ci conoscessero, visto che non ci conoscono, che non vengono a vederci. Vi è stata dunque un’apertura da parte di Roma, in quel momento.
Confesso che ho molto esitato. Dovevo accettare questa apertura o dovevo rifiutarla? Ero molto portato a rifiutarla perché non ho alcuna fiducia in queste autorità romane, devo dirlo, poiché le loro idee sono completamente opposte alle nostre. Non siamo affatto sulla stessa lunghezza d’onda, dunque non avevo alcuna fiducia.

Siamo sempre stati perseguitati, era ancora l’epoca di Port-Marly, della persecuzione di Don Lecareux per le sue parrocchie, approvate da Roma peraltro, visto che i vescovi sono approvati da Roma. Tutto questo non ci ispirava affatto la fiducia di metterci nelle mani di Roma, di una Roma che combatteva la Tradizione.

Tuttavia abbiamo voluto fare uno sforzo: proviamo, andiamo a vedere quali possono essere le disposizioni di Roma nei nostri confronti. È con questo spirito che sono andato a Roma e che in seguito abbiamo ricevuto la visita del cardinale Gagnon. Sembra che questa visita sia stata favorevole. Confesso che non ne so niente, poiché non ho ricevuto una sola parola sul risultato di questa visita che ha avuto luogo sette mesi fa. L’ho detto al cardinale Ratzinger: è inammissibile. Si effettua una visita per sapere se noi facciamo bene, se facciamo male, se ci sono dei rimproveri da muoverci, se ci sono dei complimenti da farci, e non ci si dice niente. Non ho saputo niente della visita del 1974 dei due prelati belgi che sono venuti a visitare il seminario già quattordici anni fa. Non mi è mai arrivata una sola riga che mi dicesse quale fosse stato il risultato di quella visita.

Allora, il cardinale Gagnon è venuto e in seguito ci sono stati proposti dei colloqui per realizzare un protocollo che predisponesse un accordo destinato a mettere in essere le istituzioni che avrebbero retto la Tradizione.
E questi colloqui ci sono stati.
Confesso che io stesso avrei voluto partecipare al primo di questi colloqui, ma loro hanno preferito che io non ci fossi e che designassi un teologo e un canonista. È quello che feci. Designai Don Tissier de Mallerais e Don Laroche perché si recassero a Roma, per incontrarsi con i rappresentanti del cardinale Ratzinger. Questi erano in tre: un teologo, un canonista e il Padre Duroux che presiedeva la riunione.

Una prima redazione venne approntata dopo quarantotto ore, essa regolava le questioni dottrinali e le questioni disciplinari. Noi fummo sorpresi di vedere che volevano farci firmare un testo dottrinale. Dopo l’apertura dimostrata l’anno prima dal cardinale Ratzinger con la sua lettera del 28 luglio, non erano più in ballo dei problemi dottrinali. Fummo quindi un po’ sorpresi che ci si rimettesse sotto gli occhi ciò che era stato oggetto di incomprensioni per quindici anni.
La nostra opposizione era dovuta precisamente a questioni dottrinali. Ma dal momento che l’articolo 3 della parte dottrinale del protocollo assicurava che potevamo riconoscere che nel Concilio, nella liturgia e nel Diritto Canonico, vi fossero dei punti che non erano perfettamente conciliabili con la Tradizione, la cosa ci soddisfaceva. In qualche modo ci si dava soddisfazione su questi punti. Questo ci permetteva di discutere certi punti del Concilio, della liturgia e del Diritto Canonico. Fu questo che ci permise di firmare questo protocollo dottrinale, senza il quale non l’avremmo firmato.

E poi si giunse alle questioni disciplinari. Vi era soprattutto la questione del vescovo, quella di un ufficio a Roma, nel quale Roma avrebbe avuto cinque membri e noi solo due. La cosa non ci piaceva molto. Discutemmo del fatto che in pratica eravamo messi in minoranza in questo ufficio di Roma, ma d’altra parte, in una certa misura eravamo esenti dalla giurisdizione dei vescovi.
Nel corso di una seconda riunione, questa volta con il cardinale Ratzinger e io stesso, insieme con i diversi teologi e canonisti, che avevano già discusso tra loro, giungemmo ad una conclusione accettabile, sulla carta.
Il cardinale Ratzinger firmò subito: io firmai ad Albano il 5 maggio.
Così il protocollo fu firmato.