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domenica 3 febbraio 2013

Monsignor Lefebvre: "Abbiamo voluto conservare i contatti con Roma sperando che la Tradizione ritrovasse un giorno i suoi diritti. Ma è stato tempo perso"...

Conferenza stampa di
Mons. Marcel Lefebvre

in vista delle consacrazioni episcopali del 30 giugno 1988

  Ecône, 15 giugno
1988


Ci siamo permessi di invitarvi come già abbiamo fatto tredici anni fa, nel 1975, al momento di avvenimenti difficili fra Roma ed Ecône e che ci riguardavano. Siamo di nuovo, si potrebbe dire, ad un’estate calda.
Prima di arrivare agli avvenimenti di questi ultimi giorni e dei giorni prossimi, vorrei prima di tutto farvi una piccola esposizione, così che comprendiate meglio la situazione e nei resoconti che scriverete nei giornali possiate riportare, in quanto possibile, dei racconti obiettivi.

Occorre piazzare gli avvenimenti che accadono oggi e che accadranno domani – in particolare la consacrazione episcopale dei quattro giovani vescovi del 30 giugno – nel contesto delle nostre difficoltà con Roma, non solo dopo il 1970, dopo la fondazione di Ecône, ma dopo il Concilio.

Al Concilio, io e in certo numero di vescovi abbiamo lottano contro il modernismo e contro gli errori che stimavamo inammissibili e incompatibili con la fede cattolica. Il problema di fondo è questo. Si tratta di un’opposizione formale, profonda, radicale, contro le idee moderne e moderniste che sono passate attraverso il Concilio.

Voi mi direte: ma cos’è che vuole dire con questo?

Ebbene, vi citerò alcuni elementi di questo modernismo. Per esempio l’accettazione dei Diritti dell’Uomo del 1789.
Parlo del diritto comune nella società civile di tutte le religioni, cioè il principio della laicità dello Stato.
Parlo dell’ecumenismo o l’associazione di tutte le religioni. È Assisi, è Kyoto, sono le visite alla Sinagoga, al tempio protestante.
E nella Chiesa, parlo della collegialità, con i sinodi, con le conferenze episcopali, parlo del cambiamento della liturgia, del cambiamento della catechesi, dell’aumento della partecipazione dei laici e delle donne negli ambiti religiosi.

Voi ne avete parlato nei vostri giornali, conoscete bene queste cose, perché tutto questo è apparso in occasione dei sinodi di Roma.

Parlo della negazione del passato della Chiesa. Vi è una lotta condotta all’interno della Chiesa per farne sparire il passato, per fare sparire la Tradizione della Chiesa.
Parlo di questa continua persecuzione contro coloro che vogliono restare cattolici, come lo erano i papi prima del Vaticano II.

Ecco qual è la nostra posizione. Noi continuiamo ciò che i papi hanno insegnato e hanno fatto prima del Vaticano II. Noi ci opponiamo a ciò che adesso hanno fatto i papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, perché hanno compiuto una rottura con i loro predecessori. Noi preferiamo la Tradizione della Chiesa all’opera di pochi papi che si oppongono ai loro predecessori.
Tuttavia, nel corso di questi anni abbiamo voluto conservare i contatti con Roma, da dopo il 1976, quando abbiamo ricevuto la «sospensione a divinis» perché continuavamo a fare delle ordinazioni sacerdotali. Abbiamo voluto conservare i contatti con Roma sperando che la Tradizione ritrovasse un giorno i suoi diritti. Ma è stato tempo perso.
 
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Di fronte al rifiuto di Roma di prendere in considerazione le nostre proteste e le nostre richieste di ritorno alla Tradizione e al cospetto della mia età – poiché io oggi ho 82 anni, sono nel mio 83 anno, ed è evidente che sento avvicinarsi la fine – mi serve un successore. Non posso lasciare cinque seminari sparsi nel mondo senza un vescovo che possa ordinare questi seminaristi, poiché non si possono fare dei sacerdoti senza un vescovo. E fintanto che non ci sarà un accordo con Roma, non ci sarà alcun vescovo che accetterà di fare delle ordinazioni. Dunque mi trovo in un assoluto vicolo cieco e di fronte ad una scelta: o morire e lasciare i miei seminaristi nell’abbandono, lasciare orfani i miei seminaristi, o fare dei vescovi. Non ho scelta.
Allora ho chiesto a Roma più volte: lasciatemi fare dei vescovi, permettetemi di avere dei successori. È per questo che lo scorso 29 giugno [1987] ha fatto un’allusione chiara nella mia predica qui a Ecône in occasione dell’ordinazione dei seminaristi. Dissi che avrei fatto delle consacrazioni episcopali perché Roma non vuole ascoltarmi, non vuol capire e ci abbandona. Io mi vedo obbligato a darmi dei successori. Di conseguenza il prossimo 25 ottobre consacrerò dei vescovi per la mia successione.
Grande agitazione a Roma!

Fu a partire da quella dichiarazione che Roma si è smossa, profondamente, e così ho ricevuto una lettera il 28 luglio, dopo aver incontrato il cardinale Ratzinger il 14 luglio, al quale dissi: «o Roma mi permette di fare dei vescovi o me li faccio da me». Nella sua lettera del 28 luglio il cardinale Ratzinger mi rispose: «Per quanto riguarda i vescovi bisogna attendere che la vostra Fraternità venga riconosciuta. Per il resto, possiamo forse farvi delle concessioni, sulla liturgia, sull’esistenza dei vostri seminari e poi come di regola inviarvi un visitatore».

In effetti, io avevo chiesto una visita perché ci conoscessero, visto che non ci conoscono, che non vengono a vederci. Vi è stata dunque un’apertura da parte di Roma, in quel momento.
Confesso che ho molto esitato. Dovevo accettare questa apertura o dovevo rifiutarla? Ero molto portato a rifiutarla perché non ho alcuna fiducia in queste autorità romane, devo dirlo, poiché le loro idee sono completamente opposte alle nostre. Non siamo affatto sulla stessa lunghezza d’onda, dunque non avevo alcuna fiducia.

Siamo sempre stati perseguitati, era ancora l’epoca di Port-Marly, della persecuzione di Don Lecareux per le sue parrocchie, approvate da Roma peraltro, visto che i vescovi sono approvati da Roma. Tutto questo non ci ispirava affatto la fiducia di metterci nelle mani di Roma, di una Roma che combatteva la Tradizione.

venerdì 10 agosto 2012

RATZINGER GIUDICATO dall'Arcivescovo Lefebvre....

RATZINGER JUGÉ PAR MGR LEFEBVRE
« Personnellement, j’allais avec la méfiance… J’ai toujours eu un sentiment de méfiance et je dois avouer que j’ai toujours la pensée que tout ce qu’ils font, c’est pour arriver à nous réduire à accepter le Concile et à accepter les réformes postconciliaires » (Mgr Lefebvre, 1988).
 

Alors que le ralliement de la FSSPX à l’église Conciliaire se précise de jour en jour (comme nous vous l’annoncions dès mardi, Mgr Fellay a été reçu ce mercredi 13 juin par “Mgr” Levada qui lui communiqua la décision de Benoît XVI concernant l’intégration de la FSSPX dans l’église Conciliaire), plusieurs documents et sermons émanant de membres de la FSSPX s’exprimant sur le sujet ont été rendus publics sur Internet ces dernières semaines.
Les documents majeurs sont bien évidemment les deux lettres échangées[1] entre Mgr Fellay et les trois autres évêques de la FSSPX. Ce qui a entraîné des cris d’orfraie poussés par la direction de la FSSPX à la divulgation de ces lettres, n’hésitant pas à qualifier cet acte de « péché grave ». Au contraire de la direction de la FSSPX qui ne sera donc pas arrivée à instaurer le black-out total sur ses manœuvres, nous nous réjouissons de cette divulgation tout comme de la diffusion des récents sermons (même très imparfaits) de quelques prêtres de la FSSPX.
Nous espérons que d’autres membres de la FSSPX se prononceront publiquement contre Mgr Fellay et son acte d’apostasie, mais nous espérons surtout que ces prêtres puissent un jour sortir de leur aveuglement afin qu’ils comprennent les raisons profondes du ralliement-trahison de leur Supérieur et parviennent enfin à rejeter ces erreurs doctrinales abominables qui sont à l’origine de la dérive et du naufrage de l’œuvre de Mgr Lefebvre (considérer l’église Conciliaire comme l’Église catholique, présenter un apostat comme le Vicaire de Notre Seigneur, refuser de reconnaître l’invalidité des nouveaux sacrements…).
Quoi qu’il en soit, avec tout ce qui a été dit, tout ce que les sites amis et nous-mêmes avons écrit depuis des années, les fidèles savent désormais à quoi s’en tenir.
D’égale importance est une conférence[2] donnée par l’abbé de la Rocque avant la fin du Carême sur les négociations entre la FSSPX et Rome. L’abbé de la Rocque est un des quatre « théologiens de la FSSPX » qui prirent part aux fameuses « discussions doctrinales » entre l’église Conciliaire et la FSSPX. Publiée récemment (le 12 mai) sur le forum internet Fecit[3], cette conférence par laquelle l’abbé de la Rocque tente de justifier l’action de Mgr Fellay est une compilation des aberrations couramment enseignées dans les chapelles de la FSSPX.
Chez les prêtres de la FSSPX, on va de l’opposition radicale au ralliement (abbé Grosso, abbé Cardozo, abbé Chazal, abbé Pfeiffer, abbé Koller...) au soutien le plus total (abbé Schmidberger, abbé Wailliez, abbé Simoulin, abbé Rostand...).
Le but de ce document n’est pas d’analyser les diverses lettres, conférences ou sermons publiés sur le ralliement.
Après un rappel de ce que disait Saint Pie X sur le modernisme, nous ferons un exposé de plusieurs paroles de Mgr Lefebvre pour montrer quelle était son opinion sur le  Cardinal  Ratzinger. Pour conclure, nous verrons quelques uns des moyens employés par certains membres de la FSSPX pour que les fidèles se taisent et acceptent docilement le futur ralliement.

I) Le moderniste : le pire ennemi de l’Église.
Il est opportun de reprendre la définition que donnait Saint Pie X des modernistes dans son encyclique Pascendi publiée en 1907. Voici donc ce que le Saint Pape disait :
« Ces hommes-là peuvent s'étonner que Nous les rangions parmi les ennemis de l'Église. Nul ne s'en étonnera avec quelque fondement qui, mettant leurs intentions à part, dont le jugement est réservé à Dieu, voudra bien examiner leurs doctrines, et, conséquemment à celles-ci, leur manière de parler et d'agir.